Ho vissuto 30 anni cercando di essere invisibile senza veramente volerlo.
Ho vissuto 30 anni facendomi del male senza veramente volerlo.
Mi guardavo allo specchio e chiudevo gli occhi, la mia immagine mi feriva,
mi allontanava e quando aprivo il cassetto e mi riempivo di cibo riuscivo
a scappare da quella immagine che mi perseguitava e ritornavo ad essere
invisibile.
Invisibile anche davanti al frigo aperto, mi chiamava, ero lì davanti ma
non c’ero, l’importante era prendere tutto quello che potevo, colmare il
mio vuoto. Certo poi stavo malissimo ma più stavo male e più potevo essere
invisibile.
Poi, i piedi, i miei poveri piedi, ho staccato le unghie fino a farle
sanguinare, fino a non riuscire più a camminare, ho aspettato con ansia che
ricrescessero per poterle staccare di nuovo. Mille e mille volte.
E ancora quante fughe all’ospedale per quei dolori lancinanti alla pancia,
quante possibili appendiciti che non lo erano. Nessun medico e’ riuscito
a dare spiegazioni a fare diagnosi e io passavo giorni e giorni piegata in
due dal dolore con la voglia di strappare quella pancia che ho sempre
odiato.
Quante notti urlando la presenza di qualcuno nella stanza, qualcuno che aprendo
gli occhi non c’era. chi sei? Chi sei? Vai via!? al nulla. E quante, tantissime
notti di fantasmi , la stanza invasa, occhi che la paura non ha fatto chiudere,
in attesa delle prime luci. Quante volte durante la notte il mio cuore si
è fermato ed ero morta ma purtroppo non lo ero e dovevo affrontarla tutta
quella notte che avevo davanti e anche il giorno.
Quanti tormenti sono arrivati all’improvviso senza avvisarmi e ho potuto
affrontarli solo lasciandomi andare e sperando che qualcuno tendesse le mani
e mi raccogliesse. E quanta felicità è arrivata ma troppo difficile da sopportare
e ho potuta affrontarla solo lasciandomi andare e sperando che qualcuno tendesse
le mani e mi raccogliesse.
Poi qualcosa è cambiato, il mio silenzio si è spezzato, immagini del mio
passato che tornano portando dolore ma anche risposte alle mie angosce.
Ho scoperto che sono una bambina abusata. Una bambina che nessuno ha raccolto
quando serviva una mano tesa. In quella piccola stanza ero sola ed ero invisibile,
questa invisibilità me la sono portata dentro per tanti anni, e anche il
mio dolore. Troppi anni.
Ho deciso di chiedere aiuto, perché ho scoperto che le mani tese ci sono,
basta riconoscere quelle giuste e aggrapparsi forte per essere aiutati a
risollevarsi.
Uscire dal mio silenzio. Raccontare. Uscire dalla mia invisibilità e dal
mio personale dolore. Finalmente esserci ??felice di esserci.
Paola